Prodotti “di stagione”

14 settembre 2018

Chi ha paura delle cosiddette primizie? Non certo i consumatori, che le amano. Di contro non le amano tutti quelli che dicono e che sono convinti che bisogna mangiare prodotti “di stagione”.

Bisogna fare una premessa. Se “di stagione” si contrappone a “di serra” allora siamo abbastanza d’accordo. I prodotti di serra sono in linea di massima meno saporiti. Mentre se un prodotto viene coltivato in terra, raccolto al momento giusto, spesso è buono. Sarebbe bello dire sempre ma così non è, dipende da come è stato coltivato e da tanti altri fattori – ma questo è un altro discorso.

Il vero problema è che il mondo è grande. Quindi se oggi, nelle campagne di Lombardia, si raccoglie un prodotto al culmine della sua maturazione, vuol dire che 200 chilometri più a sud era pronto un mese fa e sarà pronto fra un mese 200 chilometri più a nord. E fra 6 mesi sarà perfetto in Sudafrica o in Cile. Qual’è la morale di questo discorso? È che in ogni momento dell’anno, in qualche parte del mondo, c’è un prodotto, praticamente qualunque prodotto, al culmine della maturazione.

L’unico vero problema è se un grossista, che di mestiere distribuisce i prodotti, riesce e meno a farlo arrivare. Per quanto riguarda i costi di trasporto, il nolo aereo dal Sud del mondo al Nord costa oramai, per ogni chilo di prodotto, più o meno come il trasporto terrestre diciamo dalla Sicilia a Milano. Con una piccola ma sostanziale differenza: che mentre da vicino puoi trasportare alla rinfusa, ciliegie con cipolle con meloni e quant’altro, se ordini, facciamo un esempio vero, in Tasmania a febbraio un intero aereo di ciliegie il costo di trasporto è limitato, mentre se ne ordini poche il costo del trasporto diventa proibitivo.

Poi c’è chi dice che il cosiddetto “carbon print”, ovvero il consumo di carburanti aerei dal Sud del mondo a qui, inquina troppo. Però bisogna analizzare tutti i consumi energetici, non solo il volo aereo. Helman Schlich e Ulla Fleissner, dell’Università di Giessen (lo racconta Bressanini nel suo blog su Le Scienze) hanno dimostrato che per i consumatori tedeschi comprare agnelli neo zelandesi è più ecologico che comprare quelli tedeschi, nati e cresciuti in stalle riscaldate, cosa che in nuova Zelanda non succede.

Come si vede, il problema è sempre e solo della capacità di chi importa di avere una massa critica abbastanza vasta da importare da dovunque nel mondo leccornie “di stagione”. Ma se le troviamo sul mercato, magari ad un prezzo leggermente più elevate, compriamole senza problema. E non importa quanta strado hanno fatto per arrivare da noi. Sono di stagione, quindi buone, le gustiamo fuori stagione, quindi con una particolare gioia.